Glifosato, gli studi falsi usati da Bayer per il rinnovo dell’autorizzazione!

 

 

Un’indagine di LobbyControl rivela come Monsanto abbia segretamente finanziato studi scientifici pro-glifosato. Carte false che il gruppo Bayer (proprietario di Monsanto) conferma di avere utilizzato per ottenere il rinnovo della sua autorizzazione in Unione Europea. (1) Oltreché per ordire il teatro della menzogna. #Vergogna!

Gli studi scientifici ‘su ordinazione’

Lo Instituts für Agribusiness – un ente privato di ricerca in economia agraria collocato nell’Università di Giessen – ha pubblicato due studi scientifici sul glifosate, nel 2012 e nel 2015. Entrambi gli studi, presentati come ‘indipendenti’, evidenziano i benefici per l’economia e per l’ambiente (!) che deriverebbero dall’impiego dell’agrotossico più venduto al mondo. Senza neppure far cenno, ça va sans dir, ai pericoli già a quei tempi conclamati per la salute umana, animale e degli ecosistemi. (2)

I due studi, in particolare, hanno sottolineato:

– nel 2012, la necessità di (continuare a) utilizzare il glifosato. Pronosticando un disastro economico per l’agricoltura europea, con perdite fino a 4 miliardi di US$/anno, in ipotesi di suo abbandono, (3)

– nel 2015, i benefici per l’ambiente legati all’impiego del glifosato, che addirittura proteggerebbe il terreno. (4) L’esatto contrario di quanto ha invece rilevato un recente studio sulla crisi ecologica provocata dall’ampio impiego di agrotossici in USA. (5)

Monsanto aveva però finanziato gli studi, in segreto. Il loro autore principale, il professor Michael Schmitz, fino a poche settimane fa aveva dichiarato l’assenza di conflitti d’interesse. Ma è stato smentito dai documenti raccolti da LobbyControl, che invece dimostrano il finanziamento della Monsanto. Come poi riconosciuto dalla stessa Bayer, attuale proprietario della Monsanto.

Le lobby dei bugiardi

I falsi studi di cui sopra sono stati iniettati come un virus in ogni plesso scientifico, mediatico e politico. Lo stesso Julius-Kühn-Institut, l’istituto federale di ricerca sotto la guida Ministero dell’Agricoltura, li ha ripresi sul Journal für Kulturpflanzen. Con l’aggravante di presentare i lavori sotto l’aura dell’Università di Giessen, anziché di un manipolo di tecnici a servizio di Big Ag.

Le carte false sono state inserite nella bibliografia del Bundestag, il parlamento federale tedesco. E vengono citate come una delle tante fonti nelle valutazioni ufficiali di impatto sugli effetti di un divieto di glifosato, sia in Germania che in Austria. (6) Il Julius-Kühn-Institut, dopo lo scoppio dello scandalo, ha poi comunicato che la valutazione d’impatto tedesca si sarebbe basata su altri dati.

L’opinione pubblica e le rappresentanze agricole sono a loro volta state ingannate dalle lobby dei bugiardi. Che sono giunte a inserire richiami alle carte false anche sulla pagina tedesca di Wikipedia dedicata al glifosato. Il celebre settimanale Die Zeit del resto, in un servizio del 2015, ammoniva che senza glifosato gli agricoltori erano minacciati di ‘gravi perdite’. Affidandosi a un articolo del Journal of Crops che, ancora una volta, si basava sulle falsità del professor Michael Schmitz contrabbandate per ricerche indipendenti dell’Università di Gießen.

I precedenti, in USA e in Europa

Le corti federali USA hanno raccolto ampia prova dell’occultamento, da parte di Monsanto, di documenti scientifici che già 40 anni fa rivelavano i gravi pericoli per la salute umana associati all’esposizione al glyphosate. Oltre alla collusione tra Monsanto e i vertici dell’agenzia governativa per l’ambiente. La Environment Protection Agency (EPA), che non aveva mai indagato sui rischi di tumori associati all’esposizione al Round-Up, si era infatti prodigata per contrastare i lavori dell’agenzia OMS per la ricerca sul cancro.

La IARC (International Agency for the Research on Cancer) aveva qualificato il veleno In esame come potenzialmente cancerogeno, ma l’agenzia europea per la valutazione del rischio sulle sostanze chimiche ha dato maggior valore agli studi scientifici manipolati da Monsanto, sebbene già allora la loro falsità fosse emersa presso i giudici federali d’Oltreoceano.

Responsabilità e rimedi

Il legislatore europeo – con il regolamento UE 2019/1381, ‘relativo alla trasparenza e alla sostenibilità dell’analisi del rischio dell’Unione nella filiera alimentare’ – ha introdotto alcune misure utili ad apportare un minimo di trasparenza e partecipazione della società civile nelle procedure di valutazione del rischio nella filiera alimentare.

Il teatro della menzogna che ha travolto le autorità federali tedesche deve comunque condurre a chiarire le responsabilità di tutti. Senza dimenticare che fu proprio l’ente tedesco per la valutazione del rischio (BfR) – a partire dal 2001, su incarico della Commissione europea – a negare le evidenze già allora disponibili sulla correlazione tra malformazioni congenite ed esposizione al glifosate. (7)

Le iniziative giudiziarie proseguono in USA e prendono il via anche in Europa. In Francia, ove la Campagne Glyphosate ha promosso migliaia di denunce a seguito di rilevazione di tracce di glifosate nelle urine dei cittadini esposti. (8) Ma i monopolisti globali di agrotossici e sementi continuano a sperimentare i micidiali mix dei loro veleni anche in Europa. E le cavie di questo mefitico laboratorio in campo aperto siamo tutti noi. In attesa che la Commissione europea adotti le regole a essa delegate da 10 anni, per la valutazione dei relativi rischi.

 

Fonte: https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/glifosato-gli-studi-falsi-usati-da-bayer-per-il-rinnovo-dell-autorizzazione?fbclid=IwAR22FdteA0mn25yyznBydPkSAh9cSwMNOQJYqVPBPqpceYLGyKkU8v-CFE4

I commenti sono chiusi