”Il glifosato provoca anomalie nei nascituri”, nuovo studio pilota sugli animali

La prima fase della ricerca condotta sui ratti evidenzia effetti significativi e potenzialmente dannosi sulla prole di madri esposte a livelli di erbicida considerati sicuri.      

IL GLIFOSATO danneggia il microbioma intestinale dei ratti nati da madri esposte a concentrazioni ritenute sicure di questo composto, con effetti significativi e potenzialmente dannosi. Inoltre, “anche le brevi esposizioni possono alterare lo sviluppo sessuale e danneggiare la struttura del Dna”. È questa la conclusione della fase pilota dello Studio Globale sul Glifosato guidato da Daniele Mandrioli, coordinatore dell’attività di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna. I tre articoli che descrivono la prima fase di questo vasto studio saranno pubblicati entro la fine del mese sulla rivista Environmental Health.

·LO STUDIO PILOTA
La ricerca è stata finanziata tramite un crowdfunding avviato dal medesimo istituto felsineo insieme all’università di Bologna e all’Istituto superiore di sanità. Lo studio ha considerato gli effetti del glifosato, principio attivo di alcuni tra i più diffusi erbicidi tra i quali il noto Roundup della Monsanto, su ratti Sprague Dawley, il ceppo maggiormente utilizzato nell’industria farmaceutica per gli studi di tossicologia. La ricerca non si è concentrata sull’insorgenza del cancro in sé ma sull’accumulo della sostanza e sulle alterazioni della salute riproduttiva.

·GLI EFFETTI SUL RATTO
I ricercatori hanno infatti esaminato la prole dei ratti che avevano accumulato nei tessuti livelli di glifosato pari a 1,75 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo, cioè la dose giornaliera accettabile nella dieta secondo l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) degli Stati Uniti. Il glifosato è stato somministrato agli animali per un periodo di tre mesi disciolto nell’acqua. Pur non essendo venuti direttamente a contatto con il principio attivo, i ricercatori hanno osservato nei ratti neonati effetti significativi e potenzialmente dannosi a carico del microbioma intestinale.

“L’alterazione del microbioma è stata associata a una serie di conseguenze negative sulla salute, come obesità, diabete e problemi immunologici” ha commentato Mandrioli sul Guardian, rivelando come l’esposizione delle madri al glifosato potrebbe alterare anche il normale livello degli ormoni sessuali, provocando anomalie anatomiche. Per quanto riguarda la genotossicità, è stato osservato un aumento significativo di aberrazioni cromosomiche nelle cellule del midollo osseo nei ratti trattati con il glifosato, in particolare nelle prime fasi della vita.

·GLI EFFETTI SULL’UOMO
Sebbene si tratti di uno studio pilota, i cui risultati andranno confermati in analisi a lungo termine, la ricerca del Ramazzini ha riattizzato il dibattito sul discusso rinnovo di cinque anni all’utilizzo del glifosato concesso a fine novembre dalla Commissione dell’Unione Europea. Negli ultimi vent’anni la ricerca ha trovato prove della cancerogenicità del composto negli animali da laboratorio. Tuttavia, meno robusti appaiono gli studi sull’uomo. Analisi basate sui marcatori ematici di comunità esposte all’erbicida hanno dimostrato come il glifosato danneggi la struttura del Dna e dei cromosomi. Ma gli effetti a lungo termine dell’esposizione al glifosato rimangono ancora poco noti. L’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità già nel 2015 aveva inserito l’erbicida tra quelle “probabilmente cancerogene”.

Tuttavia, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha successivamente affermato che il glifosato è “improbabile che ponga un pericolo cancerogeno per l’uomo” e l’Agenzia Europea per la Chimica ha affermato che “le evidenze scientifiche disponibili non soddisfano i criteri necessari per classificare il glifosato come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione”.

Raggiunto dal quotidiano britannico, il vice presidente della Monsanto con delega alla strategia globale Scott Partridge ha dichiarato che “l’Istituto Ramazzini è un’organizzazione di attivisti con dei secondi fini non dichiarati nella campagna di crowdfunding. Sostengono la messa al bando del glifosato e più volte nel passato hanno rilasciato affermazioni non supportate dalle agenzie di regolamentazione. Non si tratta di vera ricerca scientifica”. Partridge ha inoltre aggiunto che “Tutte le ricerche finora condotte hanno dimostrato che non esiste alcun legame tra glifosato e cancro”.

 

 

Fonte: Repubblica.it

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