Quasi quasi mi faccio una banca….di semi!


10751605_10152792993235638_1765957302_nDi Eva Polare per Comune-info.net

 

 

 

 

 

 

 

 

Certo quelli che hanno il dono del saper fare, con le mani costruiscono cose meravigliose, soprattutto in legno. Che invidia, eh? Ma è arrivato il momento delle rivincita per tutti, anche per chi non sa tenere in mano un cacciavite: adesso possiamo farci una banca… A di là delle battute, ormai lo sanno tutti che, con i contadini di un tempo, stanno scomparendo essenziali antichi saperi e grandi patrimoni biologici: i semi naturali, quelli che butti a terra e crescono e fruttificano da soli o quasi, vengono soppiantatati da sementi ibridate che rispondono a criteri di riproduzione industriali cui serve, tra le altre cose, molta più acqua. Possiamo fare qualcosa, qualcosa d’importante per il futuro nostro e degli altri. Bastano un po’ di passione e un piccolo luogo fresco e asciutto, dei contenitori di carta o ermetici, a seconda dei semi, etichette, e una buona attitudine alla catalogazione. Ce lo racconta in modo semplice quanto straordinario Eva: Sementi Indipendenti è una valigia di cartone piena di boccette. E’ un’ idea di una Sicilia più florida e verde. E’ la necessità di avere una biodiversità varia e sostenibile. Eva e Francesco, che attualmente gestiscono la banca, mirano alla creazione di un luogo di riproduzione dei semi basato sui principi della permacultura e seguono una regola fondamentale: non sentirsi costretti a far nulla

 

di Eva Polare

La necessità di conservare è insita nella nostra natura umana, ma invece di conservare soldi e oggetti con quella forma di attaccamento che poi porta all’inesorabile angoscia di perderli, potremmo iniziare a conservare semi.

I semi non si possono conservare per decenni, alcuni più longevi, altri meno, tuttiprima o poi devono essere piantati e riprodotti, dopotutto la migliore banca di semi è la terra! Per questo una banca di semi dovrebbe essere dinamica e aperta,senza paura di affidare anche le sementi più preziose a patto che siano date a persone capaci di riprodurle.

Quando si parla di banche di semi molti pensano a quella di Svalbard, dove sotto il ghiaccio e la pietra immense quantità di germoplasma sono conservate per il bene dell’umanità decenni dopo decenni; pochi sanno però che questo tipo di banche possono essere finanziate e sostenute dagli stessi che stanno distruggendo il pianeta*.

Un’ennesima truffa, insomma.

Anche per questo le banche di semi locali, gestite da persone consapevoli, sono una risorsa importantissima, per gli agricoltori, gli allevatori e anche per tutti i consumatori…perchè:

i semi naturali (quelli che butti a terra e crescono e fruttificano da soli o quasi) vengono lentamente soppiantatati da sementi ibridate ad hoc che rispondono ai criteri di riproduzione industriali, dunque necessitano di più acqua, non si sanno difendere dai parassiti, sono dipendenti dal cibo fornito da noi e in generale non se la sanno cavare in modo autonomo!

Mantenere la biodiversità nelle specie che popolano la terra garantisceun’alimentazione più varia e più sana e una risposta più veloce ai disastri ambientali.

I salvatori di semi tradizionali, ovvero i ‘vecchi’ agricoltori di un tempo, stanno pian piano scomparendo. Non vengono sostituiti da almeno due generazioni.

Preservare le specie locali ci regala un mondo più vario e bello.

Sul territorio italiano esistono varie banche di semi e diversi salvatori locali, non è difficile che vicino a dove abiti ci sia già qualcuno che li conserva, anche se in modo amatoriale, a cui unirsi per questa importantissima attività.

Nel caso fossi davvero l’unica persona nei paraggi a voler conservare e distribuite semi, ecco come iniziare una banca in modo volontario senza dover interrompere per mancanza di risorse.

La regola fondamentale è sempre conoscere i propri limiti e le proprie risorse disponibili. Non fare o dare più di quello che puoi o hai, non per egoismo ma perchè poi hai bisogno di tempo per riprenderti, bloccando – e a volte perdendo – il lavoro fatto. Oppure potresti diventare una persona pesante perchè troppo vuota e stanca.

Per una banca informale, hai bisogno di un luogo fresco e asciutto, contenitori di carta o ermetici, a seconda dei semi, etichette, una buona attitudine alla catalogazione.

Poi raccogli i semi che hai, che ti portano e che trovi, assicurandoti che siano secchie cercando in qualche modo di verificare se il seme è effettivamente quello che ti dicono che sia. A me a volte capita che mi diano semi di una piante scambiandola per un’altra.

Catalogali scrivendo chiaramente il nome, il luogo, l’anno e se hanno caratteristiche particolari.

Mettiti in rete dando un nome al progetto e poi divulga il più possibile. La gente verrà da te come le mosche al miele, per conto mio ho ricevuto grandissima empatia e molti condividono questa volontà di salvare il nostro futuro.

Io ho la possibilità di fare banchetti informativi e mandare semi via posta, ma potresti anche anche solo renderti disponibile per chi vuole passare a ritirare i semi direttamente da te. Li puoi lasciare in un punto strategico della città o del villaggio vicino al quale vivi oppure puoi chiedere agli amici di aiutarti nelle consegne.

L’importante, ripeto, è non sentirsi costretti a fare nulla, metterci passione e dare il buon esempio.

 

* co-fondatrice di Sementi Indipendenti

Con questo articolo Eva Polare aderisce alla campagna 2014 di Comune-infoRibellarsi facendo

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Per supporto e consigli, puoi contattarmi via Fb su Sementi Indipendenti oppure all’indirizzo email apposito

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