Salviamo le verdure!

In Sicilia da qualche anno associazioni come SemiNativi, gruppi informali come Sementi Indipendenti banca dei semi, e privati si adoperano per tutelare la biodiversità delle varietà da orto che rischiano di sparire. Ce ne parla Eva Polare della Rete Permacultura Sicilia.

La “questione dei semi” è ormai un argomento di dominio pubblico. Siamo per lo più a conoscenza delle multinazionali delle sementi, della loro idea di progresso e delle realtà che si oppongono a questo. Il patrimonio genetico mondiale di piante da orto si è ridotto del 90% nell’ arco di 70 anni (Vandana Shiva, 2012). Anche in Italia abbiamo subito tali perdite ma, per fortuna, positivo e negativo si alternano costantemente. Da questo panorama disastrato sempre più realtà di salvaguardia emergono recuperando la biodiversità locale.Alla base di questa dissipazione di diversità c’è l’intramontabile dualismo tra progresso tecnologico e progressione naturale Da un lato, le aziende e la comunità scientifica ufficiale si uniscono per dichiarare che il controllo della qualità delle sementi è necessario per uniformare la produzione e tutelare i consumatori, dall’altro i contadini e le comunità di salvaguardia ufficiose ricordano la necessità di diversità locale e resilienza propria degli ecosistemi per evolverci senza finire in vicoli geneticamente ciechi. Il mercato si riempie di piantine ibride F1, i semi non registrati alla C.R.E.A. non sono commerciabili e gli, ormai anziani, contadini mettono i loro semi nel cassetto, dimenticandoli.
In Sicilia da qualche anno associazioni come SemiNativi, gruppi informali come Sementi Indipendenti banca dei semi, e privati si adoperano per tutelare la biodiversità delle varietà da orto che rischiano di sparire.
Il processo è simile a quello avvenuto in India con Navdanya, in Francia con Kokopelli e al nord Italia con Civiltà Contadina; si raccolgono i semi dai contadini e contadine più anziani, si rimettono in rete affidando ad ogni agricoltore e agricoltrice una sola varietà di cui si prenderà cura riproducendone i semi in grande numero. La punta dell’iceberg e chiara, ma cosa succede sotto?

Sotto c’è una rete, con ancora qualche buco, che include:

• Recuperare e catalogare i semi

• Testare e verificare i semi raccolti

• Conservarli nei modi adeguati

• Identificare i futuri riproduttori

• Formare nuovi riproduttori per assicurare una progenie sempre sana e vitale

• Creare una rete digitale e mezzi di comunicazione adeguati ai tempi odierni

• Comprendere le leggi in vigore e proporre alternative sostenibili

• Creare reti di consumo nei “nuovi” vegetali per assicurarne la divulgazione Sementi Indipendenti e SemiNativi lavorano insieme per assicurare che tutti questi punti siano sviluppati in modo da creare una rete salda e duratura.

I principi su cui progettano sono quelli della Permacultura. Questo garantisce loro una visione ampia e partecipata, che costruisce verso modelli creati ad hoc per il luogo e le comunità coinvolte, garantendo, alla lunga, la resilienza tipica dei sistemi naturali. Sementi Indipendenti, banca dei semi, raccoglie e conserva varietà da orto naturali siciliane, italiane e mondiali. Tiene banchetti di distribuzione e divulgazione e organizza corsi per in-formare nuovi seminatori/riproduttori. Fornisce semi su richiesta e li assegna a seconda del livello di esperienza richiedendo però i semi indietro una volta riprodotti. Semi Nativi invece si focalizza sul recupero delle sementi di orticole con più di 50anni di storia in Sicilia, recluta aziende e privati già esperti nella riproduzione per fare eseguire test, riprodurre le varietà e immettere sul mercato vecchi/nuovi vegetali. Infine tesse reti di connessioni con altri organi istituzionali come banche del germoplasma, le università e gli altri gruppi di salvaguardia della biodiversità siciliana.

Per seguire i progetti, partecipare e divulgare puoi trovarci qui:

Fb: Sementi Indipendenti

Web: www.sementiindipendenti.com

Fb: Semi Nativi Web: www.seminativi.it

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